Carlo d’Angiò sobilla i viterbesi. Destituito Orso da Podestà, i fratelli bloccano il Conclave.

Il Re di Sicilia con una mossa da vero stratega, si fece personalmente garante per la restituzione di tutti i castelli, ma solo a condizione che i Viterbesi gli avessero fornito tutto il loro appoggio, per far eleggere un Papa francese...

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Carlo d'Angiò

sagginiLa notizia della morte di Papa Niccolò III, rallegrò alquanto Carlo d’Angiò, che non lo aveva mai potuto sopportare, soprattutto perché con la sua azione politica, lo aveva notevolmente ridimensionato in tutti i suoi poteri. Adesso, con in cuore la certezza di non avere più ostacoli, il Re di Sicilia, voleva approfittare di questo conclave, per fare eleggere finalmente un Papa francese, e riguadagnare tutto il terreno perduto. Perciò venne a Viterbo e si fece accompagnare dal nobile romano Riccardo di Mattia degli Annibaldi.

Appena giunto s’incontrò con tutti gli aristocratici di parte guelfa, e scoprì che i Viterbesi anelavano una sola cosa: la restituzione dei castelli usurpati da Orso Orsini, fratello del Pontefice appena morto, e Podestà ancora in carica.

Dante rimprovera Niccolo III per la simonia.

Capito subito l’aria che tirava, il Re di Sicilia con una mossa da vero stratega, si fece personalmente garante per la restituzione di tutti i castelli, ma solo a condizione che i Viterbesi gli avessero fornito tutto il loro appoggio, per far eleggere un Papa francese.

Le assicurazioni di Carlo d’Angiò, pronunciate con sicumera davanti ai rappresentanti dell’aristocrazia viterbese, lo fecero apparire subito come il salvatore della patria, capace di fare ritornare ai legittimi proprietari le proprietà usurpate, e di fare cessare una volta per tutte le prepotenze di Orso Orsini.

I rappresentanti della “granditia” guelfa, che si erano impegnati a dare sostegno al Re di Sicilia, erano convinti che un sovrano importante come Carlo d’Angiò, avrebbe finalmente costretto alla ragione Orso Orsini, obbligandolo alla restituzione del maltolto.

Purtroppo per noi, la storia dice che i Viterbesi sbagliarono a riporre la loro fede cieca, nelle false promesse di Carlo d’Angiò.

Egli, uomo molto astuto, capì che il momento era propizio per sobillare i Viterbesi, e soffiò forte su quel fuoco, per accendere la ribellione del popolo. Sapeva bene che solo così avrebbe ottenuto ciò che desiderava.

            Il Re di Sicilia era stato anche informato che nel conclave che si stava tenendo, c’erano tre Cardinali appartenenti alla schiatta degli Orsini. Infatti, oltre a Matteo e Giordano c’era anche il loro nipote Latino Malabranca. La potenza della famiglia Orsini però non si esauriva qui, perché nelle vesti di Podestà, pronto a dare man forte, c’era anche un altro rappresentante: Orso Orsini.

Carlo si mise subito all’opera per cercare di demolire questa supremazia, e cominciò la sua azione prendendo di mira Orso, che rivestiva la carica di Podestà.

D’accordo con alcuni rappresentanti dell’aristocrazia viterbese, fece immediatamente convocare un Consiglio Generale che, in accordo con i regolamenti del comune, era l’unica assemblea che poteva rimuovere il Podestà e il Capitano del Popolo.

L’importante assemblea si tenne nella Cattedrale, con le due opposte fazioni che si fronteggiavano, senza fare tanti complimenti. Ci furono anche dei tumulti tra chi voleva cacciare il Podestà, e gli amici di Orso che invece lo volevano confermato in quella carica. Nella confusione che regnava, furono distribuite delle schede per votare. Poi, non si sa come, in mezzo a quel trambusto, si riuscì anche a votare. Quando furono raccolte le schede per la conta dei voti, risultò eletto alla carica di Podestà, Riccardo di Mattia degli Annibaldi, e a quella di Capitano del Popolo, Visconte Gatti, fratello di Raniero Gatti il Giovane.

Latino Malabranca

Quando Orso Orsini ricevette la notifica della sua rimozione, non la accettò e andò su tutte le furie. Subito, con la rabbia nel cuore, scrisse una lettera di fuoco ai fratelli riuniti in conclave, informandoli delle mosse di Carlo d’Angiò, e chiedendo il loro aiuto per mantenere alto l’onore della famiglia.

I Cardinali Orsini all’apprendere la notizia di ciò che stava accadendo fuori dalle porte del conclave, decisero concordi che non potevano assolutamente accettare questa rimozione. Dopo un breve conciliabolo tra loro, e con tutto il sacro collegio, bloccarono il conclave e fecero sapere a tutta la città che sarebbe rimasto così, fino a quando il loro fratello Orso non fosse stato reintegrato nella carica di Podestà.

La notizia che il conclave era stato bloccato dai Cardinali Orsini, arrivò in breve alla totalità dei cittadini di Viterbo, appartenenti a tutti i ceti, dalla nobiltà al popolo, e ci fu una reazione rabbiosa.

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