Il Castello di Soriano strappato ai Guastapane, accusati di eresia. Una famiglia ridotta all’elemosina

Papa Niccolò III, su sollecitazione del fratello Orso, fece riaprire il processo per eresia, e invitò i Guastapane a presentarsi presso di lui, per purgare le loro colpe

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sagginiNello Statuto di Viterbo del 1251 era sancito che il Podestà durasse in carica un anno. Orso Orsini rappresentava un’eccezione, perché era stato già confermato per il secondo anno, ed era voce di popolo che, siccome era fratello del Papa, sarebbe stato confermato nella carica anche per il terzo anno.

Quest’uomo, prepotente per natura, forte del suo ruolo istituzionale, godendo delle importanti protezioni del Papa, si sentiva come in una botte di ferro.

Da quando reggeva la carica di Podestà, aveva allungato le mani su alcuni castelli dei versanti cimini, come Cornienta Nuova, Cornienta Vecchia (l’attuale Canepina), Roccaltia, Corviano e Fratta. Poi aveva comprato da Pietro di Vico, (senza mai pagarli), alcuni diritti feudali su Vallerano. Non ancora sazio, aveva anche acquisito il dominio di Soriano, dai monaci Benedettini di San Lorenzo fuori le Mura.

Il castello però che fece letteralmente innamorare Orso Orsini, fu quello di Soriano, che apparteneva ai nipoti di Oderisio Guastapane. Orso voleva entrarne in possesso a tutti i costi, e per prima cosa comandò delle indagini sulla famiglia dei Guastapane, e apprese che erano di fede ghibellina, e che in passato a loro carico, era stato anche avviato un processo per eresia, che si era concluso con un nulla di fatto.

Papa Niccolò III, su sollecitazione del fratello Orso, fece riaprire il processo per eresia, e invitò i Guastapane a presentarsi presso di lui, per purgare le loro colpe. Siccome non si presentarono nei termini fissati, incaricò il frate Sinibaldo del Lago, di scagliare sopra a questa famiglia di eretici, tutte le sue condanne e di sterminarli con flagelli spirituali. Poi indirizzò una bolla al fratello Orso, nella quale oltre ad informarlo che aveva cambiato le disposizioni precedenti, e che quindi adesso poteva riservarsi nella proprietà e nel possesso i beni confiscati, lo invitava ad aiutare con le armi il frate inquisitore Sinibaldo, nella caccia a quella dannata famiglia di eretici.

Quando i Guastapane, vistisi ormai perduti e senza scampo, fuggirono abbandonando il loro castello, Fra Sinibaldo ricevette la mitra Vescovile di Melfi, e Orso entrò nel possesso di quel meraviglioso feudo. Dopo la loro fuga dal Castello di Soriano, i membri della famiglia Guastapane furono ridotti a chiedere l’elemosina per le strade di Viterbo. Dopo più di venti anni, sotto il papato di Bonifacio VIII, la Chiesa riconobbe ai Guastapane la proprietà del Castello di Chia, come piccolo risarcimento.

Nel bel mezzo di queste vicende sordide e tristi, di violenze e di soprusi, scorgiamo una piccola luce, quando leggiamo una bella notizia: nel 1279 il Podestà Orso Orsini e il Capitano del Popolo Arturo di Pietro di Monte Cocozzone, con i soldi del Comune, ingrandirono e resero più bella la Fontana Grande detta anche del Sèpale.

Niccolò III durante il suo pontificato fece iniziare la costruzione del Palazzo Vaticano, restaurò le basiliche di San Pietro e di San Giovanni in Laterano, e fece edificare dai Cosmati romani, la meravigliosa Cappella dei Pontefici, appellata poi Sancta Sanctorum.

Nel 1279 mentre il Papa godeva le vacanze nel suo castello di Soriano, venne un uomo travestito da frate, che bussò alle porte del maniero, chiedendo di parlare con il Pontefice. Gli inservienti gli dissero subito che il Papa non c’era, e lo invitarono ad andare via.      Il visitatore però continuò a bussare e a chiamare a gran voce il Papa, dicendo che sapeva bene che il Papa era presente nel castello.

A nulla valsero gli inviti fatti anche dalle guardie di allontanarsi, il frate imperterrito continuava a chiamare il Papa a voce molto alta. Tutto quel trambusto fece affacciare Niccolò III da una finestra. Il Pontefice incuriosito dal personaggio, acconsentì che il frate fosse portato al suo cospetto. Qui, il falso religioso si tolse il saio, e rivelò essere il medico Giovanni da Procida, amico del Papa, già consigliere di Manfredi e ora temuto nemico di Carlo d’Angiò.

Il loro rapporto di amicizia era nato quando il papa attuale, era ancora cardinale, e nel corso di una convalescenza, fu assistito proprio dal grande medico Giovanni da Procida. Il Cardinale Giovanni Gaetano Orsini, come ricompensa per questa sua opera, aiutò il medico a recuperare le sue proprietà terriere, che erano state oggetto di confisca da parte di Carlo d’Angiò, perché egli aveva sostenuto Manfredi.

Dopo i convenevoli, il medico informò il Pontefice di tutte le malefatte di Carlo d’Angiò in Sicilia, e lo rese edotto della ribellione che covava negli abitanti dell’isola, che sfocerà dopo poco, nei sanguinosi Vespri Siciliani.

Niccolò che non vedeva di buon occhio Carlo, e ancora meno sopportava le sue prepotenze, promise tutto il suo appoggio. Il 22 agosto, pochi giorni dopo la visita di Giovanni da Procida, il Papa ebbe un attacco apoplettico e morì. Nulla poterono fare i medici che partirono da Viterbo di gran carriera, per cercare di salvargli la vita. Quando arrivarono a Soriano, Niccolò III era già passato a miglior vita.

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