Viterbo piomba nell’anonimato e la famiglia Gatti viene emarginata

Viterbo ha perduto il bene più prezioso che aveva in tutta la sua storia millenaria. Adesso è condannata all’anonimato, e ad una esistenza grigia e senza più la fonte primaria e unica del suo grande benessere

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sagginiTermina qui la narrazione della “Nostra meravigliosa Storia”, che riguarda il periodo che va dal 1257 al 1281. Nella puntata precedente abbiamo visto in dettaglio le pesanti pene, alle quali erano sottoposti i cittadini delle città colpite da scomunica o interdetto. Ormai la frittata è fatta. Viterbo ha perduto il bene più prezioso che aveva, in tutta la sua storia millenaria. Adesso è condannata all’anonimato, e ad una esistenza grigia e senza più la fonte primaria e unica, del suo grande benessere.

 

 

Nicolo III

        Il destino non si cambia mai

Ricordate la pressante richiesta dei Viterbesi per fare ritornare sulle proprie decisioni Niccolò III, e convincerlo a stabilire di nuovo in Viterbo, la residenza papale con la Curia e la Corte? Bene, quella iniziativa forzò in qualche modo la mano del destino. La storia è piena di guai provocati dall’uomo, quando cerca di piegare il destino ai suoi voleri. Quando accade questo tipo di forzature, il destino si vendica e le conseguenze sono sempre molto negative. E qui noi raccontiamo il finale di una bella favola che narra di un periodo meraviglioso, della prima e unica fioritura del Comune di Viterbo, che aveva trasformato la città e i viterbesi, ma che poi sfocia in un finale degno di una tragedia greca.

 

            La madre di tutti i mali

Tutti i terribili mali e le condanne di Viterbo, ebbero origine dall’abbattimento della porta del sacro luogo del conclave, e dalla successiva invasione. Nel particolare, l’avvenimento che pesò come un macigno contro Viterbo e i viterbesi, fu la violenza usata contro i Cardinali Orsini, che sarà a lungo ricordata come una pietra dello scandalo.

Dopo questo deplorevole episodio, l’indignazione di tutto il Sacro Collegio nei confronti dei Viterbesi fu massima, e per quasi un secolo (ottanta anni), nessun Papa mise più piede a Viterbo, e tutti i Cardinali con gli Orsini in testa, presero a detestare profondamente tutto il popolo di Viterbo.

Il destino si era vendicato della nostra città, recidendo di netto il filo che ci aveva permesso, di diventare un’opulenta città dai connotati europei, e facendoci ritornare in fretta nell’anonimato di una città agricola di provincia, senza più nessun potere politico.

Dopo quei fatti terribili, prima venne la severa punizione dell’interdetto, che durò più di quattro anni, e poi la beffa con l’obbligo di sottostare al Podestà, nominato dal Pontefice.

Il Comune di Viterbo fu così privato della più grande garanzia di libertà, e di indipendenza che possedeva: l’elezione del Podestà.

 

Torre Palazzo Gatti

Il Palazzo Papale opera di un analfabeta

Leggendo tutte le notizie storiche sull’operato del grande Capitano del Popolo Raniero Gatti il Vecchio, appare subito evidente come l’opera più importante, da lui realizzata, sia stata la trasformazione del Palazzo Vescovile, realizzando la costruzione meravigliosa che è il Palazzo Papale, che ancora oggi fa bella mostra di sé,  in Piazza S. Lorenzo.

Dalle deposizioni rilasciate al giudice, durante il processo di Selva Pagana, abbiamo appreso con stupore come il grande Raniero Gatti il Vecchio, ineguagliabile Capitano del Popolo, fosse analfabeta. Proprio così. Quest’uomo che rinnovò il Palazzo Vescovile, trasformandolo nello splendido Palazzo Papale, e diventò famoso e conosciuto presso tutte le corti imperiali, per la sua opera che tendeva a trasformare Viterbo, in città papale per sempre, era analfabeta. Alla sua morte egli lasciò la prosecuzione della sua opera, nelle mani del figlio, che portava il suo stesso nome, e che aveva anche il suo stesso carattere.

 

Clausi cum clave genera il neologismo Conclave

Raniero Gatti il Giovane, ebbe l’ardire di mettere sotto chiave i Cardinali componenti il sacro collegio (clausi cum clave), e si dimostrò di un’audacia unica quando, per vincere le renitenze dei porporati, comandò addirittura di scoperchiare il tetto della sala del conclave, esponendo l’intero consesso alle intemperie. Con questi due atti il nostro Capitano del Popolo, era diventato un personaggio temuto e stimato, in tutte le corti imperiali europee.

Ma queste due iniziative temerarie, non rimarranno impunite. Infatti, negli anni che seguirono l’elezione di Martino IV, i Gatti furono progressivamente allontanati da tutti gli uffici pubblici. Questa famiglia riuscì comunque a salvarsi, in virtù della solida ricchezza posseduta.

 

Domanda finale

E allora in conclusione di questa nostra piccola “fatica”, è d’obbligo una riflessione. Se un analfabeta è riuscito a dare tanto lustro a Viterbo, cosa dovrebbero fare i tanti laureati e diplomati che siedono in consiglio comunale?

Questa mia modesta opera (1257-1281 Viterbo Caput Mundi, in vendita nelle migliori librerie), ha come incipit, una domanda che si riferisce allo smarrimento della tomba di Papa Alessandro IV, e termina con un secondo quesito rivolto agli amministratori di questa bella città.

Per far rinascere Viterbo si attendono risposte.

 

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